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Alcune riflessioni sul fallimento della scuola

Non posso fare a meno di chiedermi il perché di tutte le difficoltà degli scolari odierni, sempre meno partecipi della vita scolastica e fruitori passivi di un sistema allo sbando.

 

1.       Il modello scolastico italiano è funzionale per i soli studenti motivati, con obiettivi chiari e ben disposti allo studio.

2.       Manca, nei ragazzi odierni, i valori e il riconoscimento di alcuni principi della società quali: l’educazione, il rispetto delle regole, la comprensione dei ruoli sociali, il sacrificio, l’incapacità a gestire i disagi, l’incapacità a rinviare la soddisfazione dei propri bisogni (tutto e subito), etc...

3.       La scuola ha perso il prestigio sociale e la strada allo sbocco lavorativo: innumerevoli media televisivi reclamizzano modelli di società nella quale gli individui riscuotono successo con facilità, anche senza possedere una cultura di base, mentre il titolo di studio non garantisce più il posto di lavoro.

4.       La scuola non è percepita come un ente formativo e di crescita sociale, dalle famiglie è vista come un luogo di parcheggio e di poco valore. La professionalità docente non è riconosciuta a livello istituzionale tanto meno dagli stakeholder!  

5.       La scuola non è più l’unica agenzia formativa dei ragazzi: mass media, enti formativi diversi, ma in particolare i nuovi strumenti digitali e informatici, diventano per mancanza di spirito critico dell’alunno, più autorevoli dei docenti stessi. Spirito critico trascurato dagli stessi docenti, che non riflettono sulla semplicità e immediatezza dei messaggi trasmessi con i media digitali.

6.       Lo stile di apprendimento e di pensiero di molti ragazzi “Nativi Digitali” è molto diverso da quello che prima era posseduto dai ragazzi “analogici”. L’ambiente di apprendimento attuale è quindi tarato per alunni del millennio scorso, quelli dal pensiero “Sequenziale”: prima la teoria poi la pratica. L’attuale alunno ricerca esperienze multiple e simultanee dalla breve durata. Egli apprende facendo piuttosto che leggendo o ascoltando. Ciò comporta maggiori difficoltà didattiche e di attenzione, non a caso la LIM inizialmente catalizza l’attenzione. Attenzione che è sostenuta soltanto se la LIM è utilizzata adeguatamente e non solo come mezzo di trasmissione del sapere nella visione della didattica tradizionale.

7.       La didattica è ancorata al programma, ai saperi, mentre l’Europa richiede competenze specifiche in diversi campi. Le competenze sono le uniche che permettono un’educazione al passo con i tempi e il progresso, le uniche tendenti all’istruzione permanente. Una società in continua evoluzione evidenzia come i saperi divengono obsoleti dopo poco tempo, la competenza rimane e permette di acquisire altre conoscenze e competente consente di saper operare, concretizzare.

Le conseguenze: studenti con scarse aspettative e rifiuto allo studio, dispersione e abbandono scolastico, scarsa attenzione ed una comunicazione estranea al mondo dei ragazzi. In altre parole inadeguatezza del sistema scolastico.

 

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Dopo un periodo di mancanza d’interesse per la scuola da parte della società civile, un lungo periodo di tagli lineari operati su più fronti hanno condotto la scuola ad accumulare forti disagi e quindi a prodursi nelle conseguenti forme di protesta.

La scuola è confusa, confinata in un’anomalia di sistema: da una parte lo stato non investe né offre opportunità, ma al contempo taglia, anche il vitale chiedendo di operare al pari di un servizio pubblico efficiente ed efficace!

Una scuola che sempre più agli occhi dell’opinione pubblica, ma anche di chi l’amministra è vista con occhi di disprezzo e di poca stima, ci si riferisce alle parole dure del Premier “Professore” alla trasmissione di Fazio rivolte ai docenti delle scuole sulla questione del loro orario di lavoro.

In questo modo la scuola italiana è vicina all’orlo del fallimento. Così come sono fallimentari tutte le altre amministrazioni pubbliche quali: politica, democrazia, educazione, occupazione, salute, sicurezza, ambiente, etc...

La scuola si avvia al fallimento anche per una questione economica. La situazione finanziaria della scuola, analizzata dai bilanci, non sembra a prima vista essere fallimentare, perché lo “Stato” chiede alle scuole pubbliche di dichiarare i cosiddetti “residui fissi” come voce di bilancio in entrata da compiersi a inizio anno finanziario. Lo stato però disattende continuamente l’effettiva erogazione di dette somme, paralizzando in questo modo i bilanci delle scuole.

Le scuole si trovano in condizioni di non poter spendere per le proprie necessità, ancor meno ad investire nel miglioramento dell’offerta formativa, nell’innovazione tecnologica e nella didattica. Queste sono chiamate anche scuole dell’”Autonomia”.

Quando lo Stato promette e mai salda le somme, la scuola va in debito. Nella mia istituzione scolastica, all’ultimo Consiglio d’Istituto, è stato chiesto di eliminare dal bilancio i “residui fissi” (quelle somme dichiarata dallo Stato come “certe” nella cassa (quindi certo il loro finanziamento), ma poi non accreditate.  La scuola, dando per certe quelle somme, ha contratto degli impegni che deve comunque onorare per evitare conflitti e contenziosi. La scuola quindi si trova a fare anticipi di cassa prendendo da altre voci, altri introiti non statali, solitamente i contributi delle famiglie per continuare ad operare. Evitare di portare i “residui fissi” nei bilanci successivi permette di avere una visione pratica del vero fondo di cassa e un reale controllo dei “flussi di cassa”, non corrotti da crediti statali (risalenti anche al 2006-07) e mai ottenuti, in modo da non spendere più del dovuto… anzi dell’effettivo, perché il dovuto esiste, ma non arriva mai. Il credito statale diventa in questo modo una sorta di cancro da dover estirpare!

Tutto ciò nonostante gli intenti e le innovazioni ministeriali quali l’avvio delle nuove procedure amministrative e contabili del 2009/10 (capitolone, cedolini unici…), le scuole hanno continuato ad accrescere il proprio disagio amministrativo, l’impossibilità di pareggiare un bilancio sempre in rosso, con l’impossibilità di essere veramente scuola dell’autonomia. Quale autonomia senza autosufficienza di spesa? Quale autonomia o differenza rispetta a un'altra scuola senza finanziamenti? Quale Autonomia con i tagli al personale scolastico? Solo e soltanto tagli per di più lineari, in altre parole operati senza alcun criterio.

Il fallimento delle scuole non proviene solo dai bilanci perennemente in rosso, ma anche dalla mancanza cronica di personale. I tagli al personale di vigilanza (collaboratori) hanno comportato situazioni pericolose, nonostante le richieste, l’organico è stato ugualmente ridimensionato, occorre farselo bastare andando contro tutte le leggi in materia di sicurezza, prevenzione, etc.

Nessuna sostituzione del personale docente, gli alunni sono divisi in altre classi in modo che le attività didattiche e la formazione siano sempre meno efficaci.

La situazione precipita quando ci si sofferma a riflettere sulla sicurezza delle strutture scolastiche, basta analizzare le denunce dei sindacati che illustrano una mappa diffusissima degli edifici scolastici italiani in decadimento e senza certificati di sicurezza e agibilità.

I dirigenti scolastici sono diventati gli amministratori dell’illegalità. Da una parte chiedono allo stato ed enti locali, quanto dovuto per operare, dall’altra non ricevendo nessun finanziamento, ma solo tagli e in questo stato di cose continuano a operare in piena indigenza e precarietà che conducono al pericolo certo. Pur di non essere accusati di “Sospendere un servizio Pubblico” si caricano della responsabilità di tenere aperta una struttura che giorno dopo giorno, diventa sempre più rischiosa.  Scuole senza riscaldamento, senza mezzi di prima necessità (carta igienica, carta per fotocopie, con impianti elettrici fatiscenti, mura e porte rotte, etc...) senza sorveglianza, senza docenti sono queste le scuole dello stato? Scuole senza nulla, spogliate di tutto anche della propria dignità e della stima di chi ci lavora!

Scuole che rimangono slegate dalle richieste europee, che sono inutili al sistema formativo per mancanza di collegamento con il mondo del lavoro. Scuole che producono sempre meno capacità e competenze!

A tutto ciò lo Stato sembra aver trovato la soluzione. Privatizzare. Nei decenni passati quando si affacciava la cosiddetta “Seconda Repubblica” per risanare lo stato fu necessario privatizzare innumerevoli enti pubblici. La scuola e la sanità rimasero immuni. L’attuale politica e cabina di regia, cerca di “guidare” anche la scuola lungo questa strada la privatizzazione.

Un primo passo è stato compiuto finanziando la scuola privata, diversi milioni di euro le sono stati messi a disposizione, la validità di detto finanziamento è inutile cercarla: non c’è! Si affaccia però una diversa gestione: la privatizzazione o eliminazione della scuola pubblica e la sovvenzione di quelle private. Al tempo delle privatizzazioni lo stato metteva in vendita i suoi “gioielli” al miglior offerente. Lo scopo era duplice, far cassa e rendere produttive strutture che per l’amministrazione statale erano sempre in passivo. La scuola non è certamente un’azienda produttiva, nessun privato potrà mai ricavarci molto se l’istruzione rimane un diritto gratuito e fondamentale per la nostra Costituzione.

Le scuole private invece, rivolte ai facoltosi, operano in modo produttivo secondo la logica economica del maggior rendimento richiedendo un prezzo adeguato. La scuola privata offre quello che la pubblica non può più dare (Diciamo bene che non può dare oggi, ma che poteva erogare fino a pochi anni fa). La privata permette: orario prolungato, laboratori e attività alternative e integrative, innovazione didattica, funzionamento didattico certo.

Chi vuole di più è disposto a pagare di più. Molto di più! Queste scuole, solitamente cattoliche, sono care, ma tanto care che il comune cittadino della classe media non è in grado di permettersi la sua retta, se non a costo di forti sacrifici e per non più di un figlio.

Lo stato le finanzia!

Lo stato evita che queste paghino l’IMU!

Il cittadino facoltoso le finanzia.

Le scuole private sfruttano il proprio personale con stipendi inferiori rispetto al settore pubblico.

Da tutta questa gestione derivano forti ricavi per i loro proprietari.

Le scuole per i ricchi ricevono finanziamenti, mentre quelle del resto dell’Italia (la maggioranza) invece non riceve nulla! Anzi ricevono solo promesse e null’altro. Le scuole pubbliche, non ricevono finanziamenti dei genitori, il loro contributo e miserevole rispetto a quello che ricevono le private, si tratta di un contributo annuale “volontario” di poche decine di euro (che coprono l’assicurazione e altri servizi primari). Inconfrontabili alle rette delle private che si aggirano su diverse centinaia di euro al mese.
Forse lo stato con la legge “Aprea” intendeva condurre le scuole Statali a divenire aziende partecipate dai privati. Una sorta di partecipazione economica del privato, che entrava di diritto nel Consiglio d’istituto. Le imprese avrebbero rappresentato l’aiuto fornito alle scuole per ottenere un’azione formativa rispondente ai propri bisogni industriali. Avrebbero investito del proprio capitale allo scopo di sovvenzionare alcune scuole, discorso valido per le secondarie più vicine a formare il futuro operaio o classe dirigente, mentre cosa sarebbe stato delle scuole primarie? Chi le avrebbe finanziate?  La legge non ha però trovato un evidente validità, tanto più che ha dimenticato di chiedere partecipazione e dialogo dalla stessa scuola.

La classe dirigente politica italiana non sa più cosa inventarsi nei confronti delle scuole, dopo essere passati per l’aumento a 24 ore ai docenti, con un incremento del 33% del carico lavorativo, senza corrispondente adeguamento salariale, cerca gli stessi risparmi tagliando sempre sulla pelle della scuola. Si parla ora di ridurre i contributi per le funzioni strumentali e per le attività del Fondo d’Istituto. Tagli, tagli e soltanto tagli, ormai per il personale scolastico sembra una cantilena imparata a memoria. Sembrerebbe strano il contrario. Sulla pelle del personale scolastico sono passati così tanti tagli che la certezza di vedersi disatteso un contributo si matura l’anno successivo quando avendo lavorato secondo vecchi parametri ci si vede rifiutare il riconoscimento economico. Quest’anno è iniziato con la cautela dovuta: “Non iniziare un progetto, un attività prima di conoscere il finanziamento dello stato”, ma con la lentezza e incertezza di questi fondi economici, quello che si è progettato e prospettato nei Piani dell’Offerta Formativa non potrà di sicuro essere realizzato.

La scuola avviata su questa china si dimostra ormai del tutto fallimentare. I nostri figli si recano a scuola giocando all’enalotto per ricevere un servizio adeguato. Giorni nei quali il servizio scolastico, sfidando tutte le leggi economiche è produttivo, e giorni nei quali vi è una reale impossibilità nello svolgere una lezione per mancanza di un nonnulla o di un docente.
 

Sui grandi numeri le scuole italiane ne escono ulteriormente fallimentari per quando riguarda l’innovazione. I vari ministeri fanno a gara a introdurre innovazione tecnologica nelle scuole, calando tecnologia dall’altro. Diffusione avvenuta a macchia di leopardo di strumenti quali: LIM, cl@assi 2.0, tablet. Diffusione che sembra aver cavalcato i soli scopi propagandistici, perché avvenuta senza un’adeguata preparazione del personale scolastico, forse nell’ottica di accontentare i rivenditori di tecnologia, senza ascoltare i reali bisogni formativi.

Da una parte una tanto “osannata” autonomia della scuola che dovrebbe rispondere alle esigenze del territorio adottando un’opportuna didattica, dall’altra una mano lunga dello stato che cala su di essa le sue personali ricette!

Obbligo della dematerializzazione degli atti (pagella o di un registro elettronico) o all’uso di determinati strumenti informatici.

Alcune scuole, per altro, sono riuscite a svecchiare il loro impianto tecnologico solo grazie ai fondi FESR, altrimenti sarebbero ancora colpevoli di utilizzare tecnologia informatica del millennio scorso! Del tutto inadeguata alle richieste delle leggi dello stato.

 

A me pare che la scuola sia destinata a fare fiasco, tanto più che i continui tagli operati senza soluzione di continuità saranno compiute anche negli anni a venire. Di questo passo più che scuola dell’autonomia quella italiana diverrà la scuola dell’abbandono! Nessun piano a lungo termine viene attualmente studiato per il futuro del cittadino, all’incertezza dell’economia e della produttività europea e nazionale si aggiunge anche la dismissioni delle basi di una società civile: il suo sistema d’istruzione e formazione. La scuola deve essere in questo modo rottamata.

 

 

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Nonostante sia stato online per un anno, nessuno dei suoi utilizzatori ha segnalato bug su Itcms rilasciato nella nuova versione.

Utilizzandolo personalmente per la realizzazione dei nuovi siti, sicuro che la versione beta fosse immune da bug, ho scoperto invece il contrario.

Dopo un discreto lavoro di correzione ho rilasciato la versione chiamata definitiva, che permetterà la realizzazione di portali web ai corsisti ai corsi da me tenuti per il PON alla IC Borsellino di Napoli. Itcms 3.0 rappresenta il cms da me programmato e realizzato dal 2004. E' un Content menagement System semplice e completo.

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